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Ritratto, uno sguardo ravvicinato

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Concorsi
Le discussioni e i dibatti sui concorsi della PhotoCompetition.
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  SAndro  [30 Dicembre 2005 - 13:48]
Vorrei iniziare una discussione sul tema dei ritratti.
Il titolo e le finalità della 17° edizione, non a caso intitolata Sguardo interiore, a mio avviso devono far riflettere sul modo di porsi di fronte ai temi proposti. In particolare per i ritratti ritengo sia importante concentrare l'attenzione non tanto sulla figura del soggetto quanto piuttosto sulla comunicazione che si instaura tra osservatore / soggetto e fotografo.
Un ritratto non è da intendersi come una "foto di famiglia", un semplice ricordo di un volto intrappolato nel tempo, si può aggiungere qualcosa o meglio togliere per fotografare il soggetto partendo da dentro. Quello che voglio dire è che spesso nella fotografia si trascende il senso del ritratto specifico e della specifica persona, trasformandosi in uno strumento per comunicare qualcosa di sè. Uno sguardo, un volto, un'espressione hanno diversi modi di essere visti e incredibilmente anche una semplice inquadratura frontale con la giusta regolazione della luce può tradire i moti interni e l'animo di una persona. Credo che sia questo il principale obiettivo dei nostri lavori.
Di persone in fondo ne vediamo tantissime tutti i giorni, ne siamo inevitabilmente circondati, ma uno sguardo attento e ravvicinato può spiegare o far emergere qualcosa che forse non si riesce sempre a cogliere. E' lo studio di una persona, vista da fuori, ma con una necessità di chiarezza di visione, di una realtà interiore messa a nudo e non celata. La difficiltà consiste proprio nel rimuovere questo velo, ed è compito in primis del fotografo indagare il suo soggetto e trovare il modo per esternare la sua personalità e con essa portarsi dietro i pensieri, le ambizioni, la sua storia.
Vorrei far notare una foto in questa edizione di Claudio Matteucci intitolata "visione parziale", sebbene per me non perfettamente riuscita, si coglie comunque chiaro l'intento di andare oltre la superficiale rappresentazione di una persona raccontandola attraverso il suo viso. Per il resto, escluso un altro caso, ho scorto immagini molto stereotipate, decisamente scontate e che danno un messaggio fotografico per strizzare l'occhio allo spettatore ingenuo più che prendersi la respondabilità di andare oltre la semplice "foto carina di un soggetto trovato per caso e che sembrava simpatico da fotografare", per sè.
Personalmente ritengo che più che la qualità fotografica o l'originalità del soggetto (comunque da non sottovalutare, siamo pur sempre parlando di un concorso fotografico...) sia da valutare con estrema attenzione e obiettività l'intento del fotografo, la sua responsabilità nel raccontare il viaggio interiore di una persona attraverso il suo volto.

Vorrei inoltre segnalare a tal proposito un paio di mostre molto interessanti che riguardano proprio questo argomento.
A Milano, al Forma, Centro Internazionale di Fotografia, è in corso una splendida mostra dei ritratti del fotografo tedesco Martin Scholler intitolata "Close up". Personaggi famosi ripresi frontalmente, da vicino, senza fronzoli o orpelli, nella nudità parlante dei loro volti.
Sempre al Forma di Milano potete ammirare "Storie di sguardi", una raccolta fotografica che parte da Nadar fino ad arrivare a Erwitt. Una sorta di manuale sulla storia della fotografia, non esaustivo ma comunque denso di invenzioni e creazioni per raccontare le persone.
Ho inserito i dettagli nella sezione Mostre del sito.
  Lapo  [6 Gennaio 2006 - 12:18]
RITRATTO:che è rappresentato, raffigurato. Rappresentazione pittorica, scultorea o fotografica del viso o dell'intera figura di una persona determinata.
Sono daccordo con quasi tutto quello che hai scritto tranne che la foto di Claudio sia un modello di interpretazione del ritratto. Mi spiego, penso che la vera difficoltà del ritratto in senso classico sia quella di cogliere l'espressione o le espressioni di un viso a prescindere dal fatto che questo sia un ricordo di famiglia o una campagna pubblicitaria. Il parzializzare un volto è sicuramente operazione intrigante, ma a mio avviso semplifica un pò la faccenda e forse tradisce il significato di ritratto. Credo che la bellezza di un ritratto stia nel fatto che lo spettatore possa rimanere ad osservarlo per molto molto tempo senza perdere interesse e trovando sempre qualche nuovo dettaglio.
  ClaudioM  [12 Gennaio 2006 - 23:11]
beh.. considerando che sono alla mia prima esperienza su photocompetition direi mica male.... di sicuro con malcelato orgoglio posso dire che quantomeno la mia foto non è passata inosservata e per uno che come me (fotografo distratto) è già una bella soddisfazione ! A questo punto la mia sul ritratto ed in genere sulla fotografia: ritengo che la cosa importante sia la comunicazione, ovvero trasmettere a chi guarda le emozioni di chi ha eseguito la foto, che poi si tratti di un intero o di un frammento poco importa, traguardare oltre la vista fino a "sentire" quanto bloccato in un fotogramma. a "riprova" di quanto sopra posso dire solo che ho visto nella galleria foto bellissime ma talmente fredde da risultarmi indifferenti e quindi per me "inutili" per fortuna ciascuno di noi ha gusti, emozioni e pensieri talmente diversi che non ci sono cose belle o brutte in senso assoluto ma solo cose che piacciono o non piacciono....
  sisco!  [19 Gennaio 2006 - 00:44]
A mio modo di vedere l'interpretazione da dare al "ritratto" in questa 17° edizione è poliedrica, e come tale modellabile da ogni persona in funzione del proprio modo di cogliere la realtà.

Mi spiego meglio.
La caratteristica principale della galleria voleva essere quella di rappresentare un volto che, vuoi per la bravura del fotografo, vuoi per la bravura del soggetto, esaltasse l'indagine interiore della persona.
Ma cos'è questa "indagine interiore"?
Per come la vedo io è la rappresentazione esteriore (nei lineamenti, nell'espressione, nello sguardo) di uno stato d'animo, perenne, temporaneo o istantaneo. Perenne se sono così bravo da rappresentare (e prima di tutto comprendere!) l'essenza di una persona, l'io del soggetto, portandolo fuori e contraendolo fino a congelarlo in un'immagine: da genio della fotografia! Temporaneo se rappresento uno stato d'animo passeggero, un pensiero che per alcuni minuti, per alcune ore, domina la mente della persona. Istantaneo se immortalo una reazione rapida, un attimo in cui il soggetto esterna (solitamente con grande enfasi!) i propri travagli interiori o la propria felicità!
Questo per ampliare, teoricamente, l'idea di rappresentazione di uno stato d'animo anche ad una smorfia (vedi "Sogno o son desto?" di Giacomo Lombardo), ad un occhio ("visione parziale" di Claudio Matteucci), ad un autoscatto ("struggle" di Sandro Rafanelli) o a due persone (vedi "Mezzafamiglia" di Lapo Galluzzi).
Qui subentra, come correttamente sottolinea Sandro ".. la sua [del fotografo] responsabilità nel raccontare il viaggio interiore di una persona attraverso il suo volto".

All'atto di giudicare i lavori ho valutato che le pretese iniziali erano probabilmente un po' complesse e, mea culpa, non approfondite fino in fondo: alla fine è il ritratto che vince, ovviamente non la fototessera, ma il buon ritratto!
Se l'autore riesce anche a rappresentare efficacemente l'indagine interiore, lo considero un valore aggiunto (ma, fino ad ora, ho visto scarsi risultati sull'argomento!).
Tra l'altro scordatevi il mio "buonismo" di questa edizione: dalla prossima si cambia!
  SAndro  [20 Gennaio 2006 - 13:22]
Ovviamente premetto che parlo per me, spiegando qual'è il mio approccio e i miei obiettivi nello scattare una fotografia del genere, sottolineando che non è una linea obbligatoria da seguire, nè un principio imprescindibile. E' una scelta espressiva.
Come ho accennato nel primo post di questo thread, senza però approfondirne il concetto, uso il ritratto per raccontare. Fin qui tutto chiaro, meno limpida però è la trama del racconto. Un ritratto per me non deve necessariamente raccontare la persona ritratta, ma il volto per me è uno strumento per intessere una storia, che si articola anche fuori o lontano dalle ritrettezze di documentare (uso un termine volutamente dispregiativo, ma solo per spiegare il concetto) la persona.
Un volto bendato, non è per me la descrizione di quella persona nelle sue cecità, ma assurge (o meglio dovrebbe... :-) a simbolo della cecità in genere. E' una metafora, dunque non interpretabile nella sua specificità o contestualizzazione.
E' per questo Simone, che in "struggle" non ho riportato che si tratta di un autoritratto, perchè non era importante, lo scopo era di oltrepassare e trascendeva il racconto della persona. E' il ritratto di una persona e la sua lotta interiore e esteriore col mondo, non il ritratto di quella persona nella sua specifica e circostanziata lotta per la sopravvivenza.
Forse un tantino ambizioso, eh? :-)



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