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parliamo di nucleare

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Le discussioni e i dibatti sui concorsi della PhotoCompetition.
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  SAndro  [10 Maggio 2011 - 10:17] letto 692 volte
E' giunto il momento di affrontare un bel dibattito sull'energia, per confrontarci e approfondire. Mi concentro adesso sul nucleare, perché più attuale e perché siamo vicini al momento della scelta per referendum (12-13 giugno) su come orientare la nostra politica energetica nazionale.
Ho scelto lo spazio del forum dedicato ai concorsi, perché il concorso attuale affronta proprio il tema dell'energia, così lo ricolleghiamo all'aspetto più fotografico della questione.

Tutto quello che scrivo è solamente un mio punto di vista, avvalorato dai dati ma aperto alle confutazioni di chi è più preparato. Prima di cominciare, vorrei che leggeste senza pregiudizi di carattere politico ma adottando un metodo logico e aperto. In più mi piacerebbe che tutte le osservazioni e critiche che possono scaturire, siano motivate da elementi scientifici e non di fazione.
  SAndro  [10 Maggio 2011 - 10:38] letto 691 volte
Il nucleare è sicuramente un'energia "pulita", non ha emissioni ed è forse uno dei pochi strumenti che ci farebbe rientrare nelle quote del protocollo di Kyoto. Purtroppo la sua pulizia, nel senso di non contaminazione dell'aria, ha il retro della medaglia nell'accumulo delle scorie, molto difficili da trattare, come complesse sono le strutture per il loro stoccaggio. Economicamente pesanti (costano un sacco!), così come le nostre vecchie centrali chiuse negli anni '80 ci continuano a costare per l'infinita gestione delle scorie (da trattare e monitorare a tempo indefinito).
Anche molte parti della centrale stessa costituiscono "scorie" non trattabili.

Non esiste un metodo per accelerare il decadimento delle scorie al punto da ridurle a pochi decenni, come qualcuno si è azzardato ad ipotizzare, al minimo si può parlare di qualche centinaio di anni (per scorie di secondo livello con scarsa radiazione) ma solitamente si parla di qualche migliaio di anni, per i più comuni resti della reazione.

Il nucleare NON è una fonte rinnovabile.
Su questo l'Italia ha tentato il colpaccio, approvando un decreto che identificava il nucleare a fonte rinnovabile per poter rientrare nel protocollo di Kyoto. Una furberia molto italiana che non è riuscita visto che l'Europa stessa ha esplicitamente dichiarato il contrario rifiutando il decreto italiano a livello di commercio energetico internazionale e arrivando, come se ce ne fosse bisogno, a produrre un documento che ricordava che appunto l'energia nucleare non è assimilabile a fonte rinnovabile perché fa uso di materiale (uranio, plutonio) in ridotte quantità sul nostro pianeta.

La previsione di riserve di "carburante" per il nucleare è molto più ridotta di 200 anni di cui si parlava qualche decennio fa; si parla di una settantina di anni, ma si potrebbe ridurre molto di più quando altri paesi, sopratutto emergenti come la Cina, cominceranno la costruzione delle loro numerose centrali. Questo è un aspetto di cui tener conto per la vita e la durata degli impianti.
Piccola parentesi. La Francia, una delle nazioni con più centrali al mondo, nel 55 sul proprio territorio nazionale, ha presentato un bilancio economico per l'energia positivo, ma qualcuno ha fatto notare (come il nostro ministro Tremonti) che non ha contato nelle spese la dismissione delle centrali ma solo le spese di costruzione, una voce di bilancio che farebbe dubitare dei vantaggi di una tale scelta.

Le centrali nucleari sono costosissime nella costruzione, sui 5-6 miliardi di euro, ma molto poco costose nella manutenzione, a differenza di tutti gli altri impianti, che invece sono poco costosi nella costruzione ma pesanti nella gestione (idroelettrico, eolico, solare).
Per questo allo stato attuale da un punto di vista finanziario non conviene costruirle perché i tassi son troppo alti, non converrebbe nemmeno in termini di tempo perché se si partisse adesso ci vorrebbero almeno 5 anni per veder la prima finita e quindi è più difficile rientrare nelle spese coi tassi che diminuiranno prossimamente.

Nel disegno di legge del governo sono previste 13 centrali in Italia, per coprire un 8-15% di fabbisogno energetico. Vederle tutte costruite è ovviamente utopico sopratutto in un territorio a rischio sismico e di forte dissesto idrogeologico come il nostro, oltre a essere fortemente urbanizzato, è difficile trovare un luogo lontano da qualche centro abitato nel nostro paese.

Altro problema, il nucleare serve solo per corrente di regime perché sono impianti lenti e non si possono accendere o spengere. Rimangono quindi sempre accesi e vanno a produzione costante. Questo è un fabbisogno che paradossalmente all'Italia non serve, a noi serve coprire i picchi (fattibile solo con impianti che partono "al volo", come gli idroelettrici), sui quali siamo spesso scoperti. Questo tipo di energia, con domanda veloce e necessria in tempi brevi da immettere nella rete, è costosissima. Sembra assurdo ma ci conviene comprare questa "base" dalla Francia, perché è un afflusso continuo su cui strappare contratti buoni. Se la producessimo per conto nostro, per quella che ci manca (e che ovviamente ci mancherà) i prezzi si innalzerebbero.

Il risparmio economico per la popolazione... a regime si tratta di pochi euro in bolletta, inizialmente invece un bel rincaro, visti i costi di costruzione. Tutto il resto invece diminuirebbe di sicuro, ma va considerato che lo Stato si accolla la gestione di impianti mostruosamente complessi, ovviamente col rischio di intromissioni mafiose o di interessi economici malevoli di cui in Italia al momento è difficile non tener conto. 
Le centrali nucleari dell'attuale generazione, nel corso della loro vita, possono arrivare al massimo a coprire i costi e durare un tempo che va dai 10 ai 20 anni.

Questo per i dati, ovviamente sono scelte, ma devono essere scelte convenienti. Una politica energetica oculata ci farebbe risparmiare ben più del 15% prodotto da 13 centrali. Paradossalmente in un sistema come l'Italia dove l'energia costa ed è poca, si possono fare bene politiche di risparmio (che sono il futuro), in Francia per esempio con 55 centrali sono spreconi, consumano addirittura più di noi di petrolio e hanno un spreco pro-capite esagerato e insostenibile.

Per la sicurezza... nel caso un impianto dovesse avere malfunzionamenti gravi, possibilità comunque da tener conto, la centrale si tramuterebbe in un "buco" di territorio che per un raggio di un centinaio di chilometri l'Italia perderebbe per sempre, come se una nazione rinunciasse ad una parte di territorio, vedi Cernobyl con area in quarantena perenne.
Un rischio altino per un po' di euro di risparmio in bolletta, ma questo lo lascio decidere a voi.
  EnneKappa  [10 Maggio 2011 - 11:50] letto 680 volte
Secondo me al di là della questione "conviene,è sicuro,è pulito, le scorie si smaltiscono, ecc..." il nocciolo ;) della questione è: ci fidiamo di chi costruisce le centrali?
Perchè anche se sulla carta si parla di centrali nucleari di ennesima generazione super sicura e se viene stabilito un protocollo per cui le scorie possono essere smaltite in sicurezza siamo tranquilli che poi all'atto pratico della costruzione non si usi cemento depotenziato per risparmiare e si diano le scorie da smaltire alla mafia?
Ci fidiamo della nostra classe politica e delle authority che dovrebbero vigilare su tutto ciò?

Gli eventi passati ci hanno insegnato che nemmeno in una società strutturata all'insegna del rispetto dei protocolli come il Giappone i cittadini potevano fidarsi delle compagnie costruttrici e della politica che doveva vigilare per garantire l'incolumità della popolazione.
Figuriamoci cosa può accadere in Italia.

  melisendo  [17 Maggio 2011 - 08:11] letto 639 volte
Prima ed unica regione in Italia la SARDEGNA dice NO al NUCLEARE

In Sardegna domenica e lunedì si sono svolte le votazioni per il Referendum regionale sul nucleare sul quesito:

"Sei contrario all'installazione in Sardegna di centrali nucleari e di siti di stoccaggio di scorie radioattive da esse residuate o preesistenti?"

Ha votato il 60% degli aventi diritto: 97% SI  e  2,8% NO

La Sardegna ha risposto con grinta e determinazione alla protervia del Governo centrale che ha sempre visto l'Isola come una dipendenza da utilizzare, sulla testa dei sardi, a proprio uso e consumo:

- la base dei sommergibili atomici americani a La Maddalena,

- la sperimentazione missili e di armi terrestri ad uranio impoverito nel poligono interforze del Salto di Quirra-Perdasdefogu;

- i campi di esercitazioni di guerre simulate terrestri e navali nella base di Teulada;

- il poligono di esercitazioni di bombardamento aereo a Capo Frasca nel Golfo di Oristano dei cacciabombardieri atomici NATO della base i Decimomannu;

- la base segreta di GLADIO presso Alghero;

- .....ed altro
  SAndro  [18 Maggio 2011 - 13:20] letto 608 volte
Certo che quando si fanno le domande in maniera chiara, le persone rispondono.

Il problema di questo referendum è che è molto poco divulgato, il dibattito è quasi del tutto assente e non viene praticamente fatta nessuna campagna per informare la popolazione che si dovrà andare a votare per 4 quesiti.

Ricordo infatti che il quesito del nucleare non è stato rimosso, sarà una delle materie sulle quali esprimersi.

I drammi dei campi di esercitazione per i soldati e per la sperimentazione della tecnologia militare in 
Sardegna purtroppo son ben noti, anche se ad una piccolissima parte della popolazione, l'altra parte, la maggioranza, ignora completamente la distruzione sistematica che si sta perpetuando sul territorio sardo.



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