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Cabo Verde (parte II)


di Alessandro Griccioli
6 immagini - 171 kb
data di pubblicazione: 18 Luglio 2010

tags: africa, antao, articolo, boa vista, capo, griccioli, tarrafal, verde

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(2 commenti)
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Difficile parlare di ciò che si ama, è il caso di S. Antao.
La raggiungiamo in un’ora di traghetto. Ci incamminiamo con la jeep verso le alture di questa isola fantastica, inerpicandoci dapprima verso l’arido versante Sud e poi scollinando ed entrando in uno stupefacente mondo verticale.
“Sarai sorpreso da queste montagne...”mi aveva detto Francesco prima di partire: “figuriamoci, dopo l’ Hindukush, il Turkmenistan, le Dolomiti…” avevo risposto io, eppure so che lui di montagne ne ha scalate parecchie! Eppure mentre il fuoristrada arranca e sale rapidamente lungo l’ Estrada da Corda su per l’arido versante Sud dell’isola di S.Antao riscopro ed assecondo ciò che Prouderau definiva l’aspettativa del meraviglioso.
“Ancora non è niente…” dice il mio compagno di viaggio. Rapidamente, mentre continuiamo a salire, il paesaggio cambia, la vegetazione tropicale man mano che saliamo progressivamente si mischia alle conifere, un boschetto di abeti appare sui versanti alla mia destra, tra cui l’imponente “ Pico da Cruz”, 1650 metri, l’aria diventa frizzante, improvvisamente ci troviamo tra le nebbie. Quando si aprono scopro di trovarmi su di un passo, la strada scorre su una lama, valli profondissime, canyons in lontananza alla mia sinistra, la valle di Ribeira da Torre alla mia destra, e l’imponente parete del Rabo Curto, un vulcano spaccato.
Arriviamo al pittoresco villaggio di Riberia Grande, sul versante opposto dell’isola rispetto al porto (Porto Novo) e poi nell’incantevole Ponta do Sol dove scatto i miei tramonti più spettacolari.


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LA DISTILLERIA DI LINDO (foto del bue Napoleon che tira il timone), una delle ultime Hacende dove il Grogue viene ancora prodotto secondo le tecniche dei secoli addietro tramite il tradizionale Trapiche, il meccanismo a mole e timone che spreme la canna da zucchero, viene azionato da coppie  di tori aggiogati. L’ Hacenda di Lindo produce i piu’ buoni Grogue e Melassa di Cabo Verde ed e’ possibile acquistarne direttamente dal produttore.


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Tarrafal di MonteTrigo, raggiungibile in circa 3 ore di traversata tra piste sconnesse attraverso gli altopiani lavici dellaparte Ovest dell’ Isola, al termine di un vero trasfrimento in stile “Overland“ ci attende in un angolo appartato di fronte all’ oceano, il “mar Tranquillidade” (www.martranquillidade.com), la piccola Guest- House di Frank & Suzy, in un angolo di mondo lontano da tutto, situato in un tratto di costa che vede un susseguirsi di baie e spiagge totalmente selvagge. Qui, in un mare che è solito vedere il passaggio al largo delle megattere che vengono in queste acque ricche di nutrimento ad allevare i piccoli appena nati, oltre al passaggio di delfini, orche e tartarughe di mare,  i partecipanti al Cabo  Verde Adventure Raid trascorrono due giorni di totale relax,  immersi in tempi e silenzi che abbiamo ormai dimenticato presso un lodge in perfetto stile ecologico ed armonizzato con la natura ed il tranquillo paesino adiacente.
Presso il Lodge “Mar Tranquilidade“ l’acqua corrente e’ “natural”, cioè come sgorga dalle sorgenti del villaggio a temperatura ambiente, l’erogazione della corrente elettrica é razionata in determinate ore della giornata ed e’ assente il segnale della rete di telefonia mobile ( esiste un posto fisso di telefonia pubblica nel villaggio).


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Non riesco a far altro che scattare fotografie, prendendo fiato a causa delle emozioni che solo i colori d’Africa sanno dare. E poi c’è la gente di Capo Verde, dall’ospitalità spontanea, dai ritmi lenti, semplice, genuina e ingegnosa. Un signore anziano ci fa un cenno e ci invita ad entrare nella sua casa, buia, spoglia, senza acqua corrente; una candela, un’icona sacra  ritagliata da un giornale ed i materassi in terra per dormire; divide quel niente con noi, una bottiglia di Grogue( Rhum ) al cocco. Tre bambine bellissime, capelli ricci, biondi, occhi verdi e pelle del colore dell’ambra, mostrano una foto ridendo; tiriamo fuori qualche moneta, ma no, non la vendono. Vogliono solo mostrarcela e continuano a ridere, forse è la prima foto che hanno visto, magari gliel’ha scattata poco fa un francese di passaggio con una polaroid. A Ribeira Grande ci sentiamo rincorrere :“ …Monsieur, Monsieur…”, e’ un ragazzo con un telefonino in mano, qualcuno di noi l’aveva dimenticato in una locanda: “prova a lasciarlo in un bar a Milano” commenta qualcuno.
 
Abbandoniamo S.Antao e le sue valli verdi avvolte nel profumo di melassa, odorose di resina ed altri odori sconosciuti e indefinibili, dove dalle donne lungo l’Estrada da Corda abbiamo acquistato, attraversando  incredibili paesini di montagna e subito gustato, tagliandolo col coltello, il fresco formaggio di capra. In volo Francesco ci indica  S.Luzia, l’isola di Robinson Crusouè, un’isola abbandonata che i partecipanti delle edizioni speciali del Cabo Verde Adventure Raid raggiungono a bordo di gommoni. L’isola solitaria è solo saltuariamente raggiunta dai pescatori di Sao Vicente, e’ stata abitata in tempi remoti e poi abbandonata per la scarsità della disponibilità delle risorse idriche. Dispone di un interno montuoso e di una lunghissima spiaggia di sabbia chiara. Qui i partecipanti del Cabo Verde Adventure Raid percorrono un giorno ed una notte in totale isolamento ed immersione nella natura; si mangia attorno al fuoco del bivacco di fronte all'oceano sotto un tetto di stelle, e dopo le ultime chiacchiere attorno al fuoco sorseggiando il forte caffé capoverdiano si scivola dolcemente nel sonno, cullati dal solo rumore della risacca, in un campo di tende, montato in prima persona dai partecipanti.


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Poi c’è Boa Vista, splendida isola desertica contornata da 55 km di spiagge bianche, tra cui la famosissima Curalinho, composta da 18 chilometri di sabbia bianca finissima, chiamata dal turismo internazionale “Santa Monica“ per la somiglianza con la famosa spiaggia californiana, dalla quale si differenzia per la caratteristica selvaggia e la sporadicità o quasi assenza della frequentazione umana.
E’ frequentata invece da una miriade di incredibili granchietti che sembrano usciti da un cartone animato, e fluttuano avanti e indietro col moto delle onde sulla battigia, incontrastati signori del loro temporaneo dominio. L’isola ospita al suo interno un vero deserto di dune; qui il celebre maratoneta Pier Giorgio Scaramelli organizza tutti gli anni una gara ormai famosa, la Boa Vista Ultramarathon di 150 Km non stop per vivere le emozioni che solo l’immensità del deserto sa dare (www.caboverde.com). A Boavista non ci stanchiamo mai di fare escursioni in mezzo al deserto con la radiosa guida “Benvindo” che contagia tutto il gruppo con la sua allegria; fotografarlo mentre balla con le ragazze del gruppo è uno spasso.
L’avvistamento degli squali, la tartaruga marina che depone le uova, le passeggiate in spiaggia a cavallo, i tramonti infuocati, tante emozioni che rimarranno per sempre.

Mentre sorseggiamo l’Onda Araba sulla spiaggia di Chaves, al tramonto, e si consuma il rito di addio dei partecipanti al Raid, una specie di melone spaccato a metà, tagliato a cubetti e riempito di Grogue, Francesco racconta della selvaggia e poco conosciuta S.Nicolau. Qui i partecipanti  della prossima edizione speciale del Raid  raggiungeranno la Rocha Iscribida, misteriosa iscrizione incisa su una rupe in caratteri sconosciuti e non ancora decifrata, che per alcuni si rifarebbe al mito di Atlantide, un’ avvincente sfida, uno degli ultimi misteri dell'archeologia della nostra epoca, che attende chi riuscirà a decodificarla, e che sta sparendo a vista d’ occhio sotto gli agenti di erosione.
Un’onda trascina a riva un oggetto luccicante: “…guarda, un doblone…” dice una ragazza, invece è un sasso piatto che la risacca dell’onda ha abbandonato sulla spiaggia, e che il sole gentile del tramonto ha indorato….però qui, nei territori del sogno, qui dove tutto è possibile, se una cosa può essere sognata allora può anche accadere...


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mercato della frutta con tutti i cromatismi dell’Africa, quelli della frutta e quelli degli abiti delle donne; situato lungo l’affascinante Rua Lisboa con i piccoli caffè portoghesi


Mindelo, Isola di S.Vicente, tappa più meridionale per l’inizio della traversata dell’oceano, frequentata soprattutto dagli equipaggi in procinto di compiere la traversata da Ottobre a Marzo inoltrato, o che sostano qui con i propri sloop.
La vivace vita della cittadina, capitale della musica e delle isole di Sopravento; lontani dall’anonimato delle realtà turistiche di altre destinazioni, qui ci si può far contagiare dalle atmosfere di una località vocata ad accogliere ed amalgamare viaggiatori in transito od in partenza per la traversata atlantica a colonie stanziali di stranieri ed alla popolazione locale, in un riuscito melting pop che ha dato vita nei secoli ad un’architettura sociale esemplare quanto a tolleranza ed ospitalità.


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A Mindelo e’ bello oziare girellando nelle stradine tra Rua Lisboa e Praçna da Igreia, parlando con la gente: in francese, in inglese ma soprattutto in un guazzabuglio di termini presi a prestito da tutte le lingue, il loro creolo in effetti è così.



Leggi anche la prima parte dell'articolo >>



Per informazioni sul Cabo Verde Raid Adventure visitare il sito www.capoverdeavventura.com; le mie due settimane sono costate solamente 1200 euro voli inclusi.

Tutte le foto del reportage sono visibili su www.alegriccio.com



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commenti
  melisendo  [20 Luglio 2010 - 08:26]
Non conosco le Isole del Capo Verde ed ho letto con molta attenzione ed interesse il tuo articolo.
Ricco di informazioni sull'ambiente fisico ed umano, di taglio giornalistico-descrittivo, con immagini significative e tanta sensibilità e partecipazione.
Un bel modo di far partecipe il lettore della propria esperienza.
  Il Lele  [19 Luglio 2010 - 17:42]
veramente molto  interessante (e sono uno diquelli che a capo verde difficilmente ci andranno).

Un bell'articolo esempio di fotogiornalismo, bel testo accompagnato da belle foto.

non facile da realizzare e un ottimo spunto per tutti.



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